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mercoledì 5 novembre 2003

Presentazione "La morte corre sul fiume"

LA MORTE CORRE SUL FIUME

(Charles Laughton)

Regia: Charles Laughton. Soggetto tratto dalla novella di Davis Grubb. Sceneggiatura: James Agee, Charles Laughton. Fotografia: Stanley Cortez. Musica: Walter Schumann. Montaggio: Robert Golden. Interpreti: Robert Mitchum, Shelley Winters, Lillian Gish

Produzione: Paul Gregory

Durata: 90’. USA 1955, b/n

Regia unica di uno dei più grandi attori prestati al cinema dalle scene inglesi e statunitensi, Night of the Hunter si colloca tra quelle eccezioni dialettiche tra il classico e lo sperimentale, spartiacque di uno dei decenni più importanti per le immagini in movimento. Classico nel senso del corteggiamento suadente al gusto narrativo di rado lineare, nella presenza delle migliori collaborazioni ipotizzabili per l’epoca: la luce che ammicca all’espressionismo di Cortez, l’ultima sceneggiatura di Agee, la forma smagliante della contraddizione di Mitchum e la grazia del volto antico di Lillian Gish. Sperimentale per la messa in scena lucidamente cosciente di non possedere i mezzi delle decisioni a tavolino, quindi costretta a inventarsi angoli di ripresa e tagli di inquadrature imprevedibili, stupefacenti, pirotecnici: «Resta il cinema dei punti di vista multipli, in definitiva il più grande. Quello a cui capita di essere popolare ma non lo è per forza. Quello che deve destreggiarsi con la paranoia, la legge, la follia. Fra quanti rientrano in questa categoria, che è quella del polifonico, del carnevalesco, non immagino film migliore de La morte corre sul fiume (forse Ivan il terribile, 2001: Odissea nello spazio, qualche Ford)» (S. Daney). Sempre in bilico tra le nocche tatuate di Harry Powell attraversiamo nello stesso istante della durata del film un susseguirsi di mondi apparentemente inconciliabili: l’esasperazione del falso puritanesimo provincialista statunitense che genera una morale folle ma contemporaneamente rigorosa, la concomitanza bilanciata sino al sublime del noir più torbido con la dimensione lirica e fiabesca. Proprio l’infanzia e le sue trappole legano questo film alla passata proiezione di M: due “mostri” della società che si accaniscono contro i bambini. Per entrambi, ma soprattutto per lo spettatore che deve trovare il coraggio di leggere tra le righe, vale il nero ammonimento delle cupe mamme langhiane: «Dovete aver cura dei vostri figli», sarebbe un errore immaginarlo banalmente rivolto alle famiglie delle vittime.

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